Convivenza in corsa, istruzioni per l’uso

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No, non parlo di rapporti di coppia fra runner (o tra sportivi e non sportivi, su cui ci sarebbe materiale per scrivere un romanzo a puntate) bensì del fenomeno di incontro-scontro che si verifica ad ogni sbocciare della bella stagione. Tempo di primavera, di parchi che i podisti evoluti hanno conosciuto vuoti, freddi, nebbiosi e innevati, e che ora anche sedentari pentiti o volenterosi aspiranti agonisti popolano in quantità industriale.

Fino a quando la condivisione dello spazio si ferma al terreno di allenamento di solito non si pongono problemi di sorta, anzi si tratta spesso di gradevole compagnia che allevia la tipica “solitudine” del long distance runner. Qualche intoppo può però presentarsi più frequentemente quando il runner in erba si iscrive alla sua prima gara. Correre in mezzo ad altra gente è tutt’altra cosa dal farlo per conto proprio. Vediamo poche semplici regole, dettate dalla personalissima esperienza di chi scrive e pertanto assolutamente discutibili, per godersi al meglio l’esperienza, rispettare gli altri, farsi venire la voglia di riprovarci e magari creare anche le condizioni per trovare qualche nuovo amico:

1) Al debutto assoluto scegliete un evento locale, con un numero di partecipanti relativamente contenuto. Sarà più semplice gestire le procedure di pre-partenza, la vostra logistica non sarà troppo complessa e probabilmente incontrete volti conoscuti (della vostra città o del vostro quartiere) che aiuteranno a mettervi a vostro agio.

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2) Una 5k o una 10k sono il terreno ideale su cui sperimentare l’agonismo. Lasciate perdere tutto ciò che è maggiore uguale a 12k. La mezza e la maratona richiedono un tempo di preparazione così lungo e una consistente serie di “prove” che sicuramente non potranno essere la vostra primissima esperienza di gara.

3)  Se siete al debutto, correte da poco e su ritmi non irresistibili, non mettetevi in prima fila al via. Eviterete di essere travolti e sgomitati dagli hard runner e soprattutto vi risparmierete di attirare un sacco di energia negativa. Non siete lì per dimostare niente a nessuno se non a voi stessi. Mettetevi a centro gruppo e tenete un ritmo che vi permetta di non andare in apnea dopo il primo chilometro. Non fa bene né al corpo né allo spirito. Provate invece a entrare in sintonia con il vostro corpo e vedrete che senza accorgervene vi troverete in fila indiana con altri podisti che corrono al vostro ritmo. Sincronizzate il passo con loro e pensate a godervi il percorso.

4) Se per superare la naturale ansia provocata dalla competizione avete deciso di partecipare con qualche amico, evitate di correre fianco a fianco occupando tutta la sede stradale, magari chiacchierando fra voi e non badando a ciò che capita intorno. Qualcuno nel gruppo potrebbe essere lì per fare il suo personale e anche se non è mai bene prendersi troppo sul serio non è neppure carino costringerlo a complicati zig zag per evitarvi, tantomeno ad urlare per avvertirvi del suo arrivo. L’ossigeno è importante, sia per chi corre a 3’30’’ che per chi va a 6’00’’ e per le chiacchiere c’è il ristoro finale.

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5) Cuffiette e musica. Lo so che è un argomento delicato, che per molti è una componente quasi connaturata alla corsa, che farne a meno ci sembra insopportabile e che non portarsele dietro ci dà la sensazione di essere meno “liberi”. Al di là dei regolamenti (vietato o non vietato) e della necessità di sicurezza, una delle cose più belle della gara è la condivisione della nostra passione con altri. Chiacchierare con il vicino alla partenza per farsi coraggio, avere la sensibilità in corsa di notare la difficoltà di qualcuno e sostenerlo con qualche parola, assicurarsi di non intralciare nessuno ai rifornimenti e anzi, magari cedere un po’ della propria acqua a chi non è riuscita a prenderla, sono tutte cose che possiamo fare solo se siamo immersi nella realtà che ci circonda e non chiusi dentro noi stessi. Ciascuno è libero di fare ciò che vuole, finché rispetta gli altri, ma esattamente come dobbiamo uscire dalla nostra “zona comfort” per migliorarci, allo stesso modo per essere runner più “socialmente responsabili” dobbiamo provare a superare certi comportamenti di comodo. Basta poco per fare una gran differenza. Per tutti.

6) Si vedono troppe persone in giro, quelli definibili come i “lamentosi” (contro i volontari ai rifornimenti, i cronometristi, gli organizzatori, il meteo e persino l’altimetria del tracciato)  che si dimenticano il motivo per cui vanno a correre, rovinando la giornata a loro stessi e agli altri. Ricordiamoci sempre che in gara dobbiamo divertirci. Una volta arrivati al traguardo dobbiamo solo essere soddisfatti di quanto fatto, stanchi ma con il sorriso sulle labbra, e avere una voglia pazza di arrivare al prossimo appuntamento ancora più in forma.

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(©iStockphoto.com/vndrpttn)

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Matteo Torre (detto Tower): Matteo è una creatura poliedrica come neanche le lame miracle blade. Nuota, pedala e corre come Bud Spencer, Luigi Malabrocca e Linus di Radio DeeJay. In seguito ad un incidente con il tapis roulant ha battuto la testa e si è persuaso di essere un uomo di ferro. Per dimostrarlo a se stesso, prima che a tutti gli altri, anziché provare a volare con l'ausilio di razzi propulsori e a sconfiggere i cattivi ha deciso di iscriversi ad un IronMan. Che è impresa molto più difficile, oltre che per niente aggratis! Ma lui ce la farà e noi godremo dei ricavati del suo successo scroccandogli il pass per la festa di fine gara.

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