Cenni di biomeccanica della Corsa Naturale

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Toglietevi le scarpe. Toglietevi le calze. Restate a piedi nudi. Camminate. Osservate come il piede appoggia a terra. Sapreste dire quale parte del piede tocca prima terra? Esatto: la punta, e poi il tallone. Ecco perché si chiama Corsa Naturale.

Considerate ora l’ironia: la corsa che si pratica con scarpe da running è governata da una biomeccanica che è esattamente opposta: l’ammortizzazione invita il corridore ad atterrare sul tallone e poi ad usare le punte per spiccare il passo seguente. Il problema è che il corpo umano non è strutturato per assorbire e trasmettere le forze che la corsa genera attraverso il tallone. Il piede è una struttura flessibile che si è evoluta per assorbire gli sforzi attraverso la flessione e la loro distribuzione graduale. Scaricarli unicamente sul tallone significa, semplicemente, trascurare e usare male la meccanica di cui siamo naturalmente dotati. L’analisi di soggetti che corrono sul tallone (heel strike) ha evidenziato che, in termini di forza, così facendo si trasferisce ad esso 3 volte il peso del corpo. Ogni volta che vi si atterra sopra. Tre volte il peso del proprio corpo.

Pensate ragionevolmente che il tallone sia stato progettato e perfezionato da Madre Natura per sopportare un peso del genere? Ecco, infatti.

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L’intero Sistema Piede invece è stato progettato per essere una struttura flessibile che assorbe il colpo dell’atterraggio del corpo sulla superficie e lo assorbe come un ammortizzatore, flettendosi, contraendosi e rilasciando energia nello spiccare il lancio successivo che imprime motricità alla falcata.
L’utilizzo delle scarpe ammortizzate (proprio sul tallone!) ha invece indotto il runner ad adottare un’impostazione di corsa errata, che privilegia proprio l’utilizzo del tallone e non utilizza l’intero piede e le sua capacità meccaniche per assorbire l’urto dell’impatto col terreno. L’urto è infatti assorbito (ma non completamente) dalle diavolerie inventate dai produttori per attutire l’urto. Il risultato è presto detto: il piede affida alla scarpa ciò che è in grado naturalmente di fare, ossia di lavorare come un sistema meccanico che impatta e assorbe, invece che impattare a basta.

Come corre un giaguaro? Come corre una gallina? Esattamente: utilizzando l’intera zampa, ma appoggiando prima le punte, poi il medio piede (zampa). Il tallone quasi non viene usato. E così corrono i membri della tribù dei Tarahumara, per citare solo i più famosi, ma in genere ogni essere umano che corra a piedi scalzi: perché non è data altra maniera di farlo, a meno che non si voglia pregiudicare o infortunare il proprio tallone.

 

 

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

3 COMMENTI

  1. Quindi dovremmo provare a correre senza tallone come fossimo a piedi nudi anche indossando le scarpe? Sarebbe + salutare?

  2. Ciao Alessandro, il paragone con gallina o giaguaro è solo un’iperbole per dire che in natura la corsa viene fatta cercando di ottimizzare la biomeccanica. Per quanto riguarda gli atleti, ti potremmo citare Anton Krupicka che corre minimal e ha risultati eccellenti. Ma solamente per non parlare di Abebe Bikila. ;)

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