Ghost 4 GTX, le Brooks con l’impermeabile

A me piacciono le Brooks. Cioè, non fraintendete: esteticamente ho già avuto modo di stroncarle, ma come qui già ricordato, le scarpe si scelgono con i piedi e non con gli occhi. A me piacciono proprio come scarpe: come vanno, come te le senti ai piedi, come sono stabili e piacevoli nella corsa. Come sono sincere anche nelle tecnologie che impiegano, come il DNA System che pensi “Sì, sarà una cosa impercettibile, cioè io cambio velocità di corsa e la scarpa cambia assetto? Non ci credo” e invece è vero, funziona.

Quindi, per parlare della Ghost 4 GTX non mi resta che rimandarvi alla prova della sua sorella normale, la Ghost 4, perché non vi sarebbe molto altro da dire. Vanno uguali: forse la suola è lievemente più rigida, ma credo si tratti di una suggestione visiva e basta.

Per provarla, invece, pur non trattandosi affatto di una scarpa da trail running, sono andato apposta in montagna (non è vero, mi ci trovavo, ma vabbè) e l’ho provata sulla terra bagnata dalla neve che si scioglieva, e poi sulla neve ghiacciata, e infine letteralmente “nella” poca neve rimasta, infilandola dentro fino al collo. E come va e quanto e cosa significhi avere una scarpa in GORE-TEX® non lo si capisce finché non la si usa.

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Se non si arriva ad affondare il piede fino al collo, permettendo così alla neve o all’acqua di entrare dentro la scarpa, il piede resta asciutto. Ed è un connubio di tecnologie che funzionano: quella DNA di Brooks che supporta la falcata e le sue variazioni, e quella di GORE-TEX® che tiene il piede asciutto.
Certo, non sempre si ha l’esigenza di usare una scarpa in queste condizioni e si potrà obbiettare che per quell’ora che si corre si può pure sopportare un piede bagnato. Ed è tutto vero, ma è altrettanto vero che, a differenza delle cugine Ghost 4 “normali”, le GTX hanno un’estetica più piacevole e discreta e possono essere usate ogni giorno. Sì, anche quando piove e dovete metterle ai piedi solo per andare a lavorare o passeggiare senza meta. Perché funzionano e se abbassate lo sguardo e vi guardate i piedi pensate “Beh, mi piacciono”. E quelli se ne staranno asciutti e comodi, come Brooks e GORE-TEX® solo san far stare i vostri piedi.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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