La Sportiva Quantum, al teatro in Cayenne

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Quanti hanno comprato una Porsche Cayenne e l’hanno usata per andarci in fuoristrada? Pochissimi.

La Sportiva Quantum è un po’ il Cayenne delle scarpe, solo che chiede di essere usata sullo sterrato, sull’erba, sul bagnato, sulla ghiaia. Sull’asfalto è quasi a disagio. Ci corri sull’asfalto. Senti la sua suola scolpita da onde, la senti spingere sulla pianta del piede, ma capisci presto che lei chiede altre superfici, altre sfide. Non riesce ad esprimersi completamente sull’asfalto.

Ammortizzazione e suola.

La Quantum è una scarpa A5 da trail running: è adatta a terreni accidentati, bagnati, scivolosi. Esprime il meglio di se stessa in condizioni di aderenza critiche e difficili. Sul terreno asciutto e liscio soffre: vuole il fango, la ghiaia, la montagna. Ci corri sull’asfalto e senti ogni singola scolpitura della suola. Eppure l’appoggio è morbido e mette a proprio agio. L’affondo della falcata è progressivo: riceve il peso e lo assorbe progressivamente, sempre rispondente e pronta. Il segreto sta nella suola che, a prima vista, ha una scolpitura diversa da quelle tassellate cui siamo abituati: la suola è scolpita infatti solo da onde che ricoprono le modellazioni plastiche in schiuma poliuretanica che si adatta all’appoggio e ai diversi tipi di terreno. Il risultato è una ottima ammortizzazione e un grip eccezionale sul terreno. Non avendo a disposizione una montagna, le ho provate sugli argini di un fiume. Letteralmente “sugli argini”: scalandoli (nessun problema), scendendoli di corsa (ovviamente) e soprattutto correndoci sopra longitudinalmente, quindi con i piedi in appoggio a circa 45° sulla superficie. In ogni situazione – e su terreno erboso anche se non bagnato (almeno in occasione della prova) – la presa è eccezionale e correre in una situazione limite dà un’incredibile confidenza.

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Calzata.

La pianta è leggermente stretta, quindi chi ce l’ha larga è avvertito (tipo me). Però è anche vero che la scarpa, per la natura stessa della A5 che devono trasmettere molta sicurezza proprio per gli utilizzi estremi cui sono destinate, deve fasciare molto e avvolgere bene il piede, senza lasciarlo libero di muoversi all’interno. La sensazione di estrema fasciatura poi è dovuta alla scarpa nuova. Bastano pochi km per sentirla calzare meglio, anche se la sensazione di sicurezza e presa persistono. L’allacciatura integrata nella tomaia, del resto, permette una regolazione precisa dei volumi della scarpa rispetto al piede.

Estetica.

Estrema? Non poi tanto. La palette di colori è certamente al limite, ma gli accostamenti funzionano. Si tratta soprattutto di una scarpa il cui design, pur dovendo celare volumi e ingombri (soprattutto per gli spessori richiesti dalla suola), riesce a mediare l’integrazione fra tomaia e suola, creando una continuità gradevole. La userei tutti i giorni, per dire? Già lo faccio, e con soddisfazione.

Pro

  • La suola in schiuma poliuretanica, con le sue singolari scolpiture, semplicemente funziona
  • Fasciatura MorphoDynamic
  • Estetica limite, ma piacevole, specie nell’utilizzo quotidiano

Contro

  • La scolpitura della suola è particolarmente percepibile sull’asfalto (e scompare su terreni accidentati)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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