Un film sull’attentato a Boston 2013

Esce il film di Peter Berg con Mark Wahlberg sugli attentati alla Maratona di Boston 2013

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Annunciato qualche tempo fa, è finalmente nelle sale in questi giorni il film sull’attentato alla maratona di Boston del 2013. Il protagonista e produttore è Mark Wahlberg e la regia è di Peter Berg, già regista di Deepwater Horizon e Hancock.

La storia è quella nota del tragico attentato che causò la morte di 3 persone e il ferimento di altre 264 durante la maratona ma questa resta sullo sfondo perché è proprio a partire da quei tragici fatti che prende avvio la narrazione che in realtà riguarda le indagini che ne seguirono e che, grazie alla collaborazione dei cittadini e dei testimoni oculari portarono all’uccisione di uno e all’arresto dell’altro attentatore, i fratelli Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev.

È un film corale come è corale la maratona: un evento che acquista potenza perché è un’espressione della volontà della massa di fare la stessa cosa nello stesso momento. Esattamente come in quel tragico aprile del 2013 tutti vollero partecipare alla caccia agli assassini (il film si intitola “Patrior Day” in originale ed è stato tradotto in “Boston – Caccia all’uomo” in italiano). La sceneggiatura è basata sul libro “Boston Strong” – che propone una ricostruzione romanzata della vicenda – e su uno speciale di 60 Minutes, la celebre trasmissione americana di giornalismo investigativo.

Wahlberg – che tra l’altro è originario di Boston – ha voluto raccontare il più precisamente possibile la vicenda, fondendo il romanzo e l’indagine vera e propria, che singolarmente poteva risultare troppo asettica e tecnica.

Lui interpreta un poliziotto sciancato e con la faccia da uomo qualunque, ma di quelli che fanno il loro mestiere e lo fanno bene, ed è il simbolo di tutti gli agenti che parteciparono alle indagini, nate da una geniale intuizione: un fotogramma del momento dell’attentato che mostrava un uomo guardare nella direzione opposta al resto del pubblico. Dall’identificazione alla caccia a quell’uomo (che poi si scoprì aver agito assieme al fratello) la storia è cosa nota. Raccontarla era doveroso perché è una vicenda che insegna come lo spirito della collettività e la collaborazione possano raggiungere risultati insperati e straordinari in poco tempo.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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