Sognare quel traguardo

D'estate si corre di meno o in maniera diversa. Ma non significa che non si abbiano traguardi in testa :)

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L’estate è quel periodo dell’anno in cui correre diventa un’attività che è un mix di training autogeno e masochismo, soprattutto se le giornate afose non danno tregua nemmeno nelle ore serali o all’alba. È il periodo in cui si è meno invogliati e più propensi a non allenarsi, o a farlo in modo meno metodico. Da quando sono rientrato da Roma non ho più corso una lunga distanza a passo sostenuto, e ho limitato al massimo le uscite “tirate” per evitare di schiattare. Se il clima lo consente, imposto una serie di ripetute sull’orologio o un progressivo e vedo un po’ se le gambe rispondono ancora bene, ma capita di rado. Piuttosto che mettere la sveglia all’alba per fare questo o quell’allenamento preferisco andare a correre con gli amici, che è una delle cose più piacevoli in assoluto ed aiuta molto a non pensare all’afa e alla fatica, eppure comincio a sentire che manca qualcosa. Di tanto in tanto, quando ho qualche minuto libero e mi posso sedere al PC per fantasticare, apro la pagina della IAAF e scorro l’elenco delle gare in arrivo. È anche inutile che lo scriva forse, ma ovviamente l’occhio cade soltanto su quelle che hanno una lunghezza di quarantadumilacentonovantasette metri. Alcune mi attirano più di altre, vuoi per l’aura che le circonda, vuoi perché sono state corse da qualche amico che me le ha consigliate, o semplicemente perché mi piacerebbe molto andare a visitare questa o quella città, e visitarla correndo sarebbe davvero una bella cosa. E’ una lista piuttosto lunga, ma non ho troppa fretta, anche perché mi sono ormai quasi convinto che il mio fisico possa reggere per la preparazione “seria” di una o due maratone all’anno, non di più. Con la stagione alle porte (è davvero dietro l’angolo, dal punto di vista del tempo che mi è necessario per prepararne una) sarebbe bene arrivare alla metà o alla fine di settembre con almeno due o tre lunghissimi sulle gambe, in uno stato di forma tale per cui volendo fare la pazzia di correrne una a Ottobre o Novembre sia nelle condizioni fisiche adatte. Charlene, che dopo Los Angeles è ricomparsa saltuariamente solo per qualche tratto di qualche gara, ancora non si è ri-materializzata nella sua consueta veste di allenatrice (o sì?), e forse mi sta lasciando il tempo necessario per capire se realmente abbia voglia di ripartire con gli allenamenti in questo periodo. Nello stato di forma migliore che ho toccato quest’anno, nelle prime due mezze corse dopo il rientro dagli Stati Uniti, ho fatto segnare un tempo che in linea teorica potrebbe far aspirare a stare sotto le tre ore e dieci sulla distanza regina. Sarebbe un miglioramento di due minuti e otto secondi rispetto al mio attuale primato, che significa tagliare poco più di tre secondi per ciascuno dei quarantadue chilometri della maratona. È un taglio piuttosto ambizioso, almeno dal mio punto di vista, e vorrei essere sicuro di arrivare alla gara nelle migliori condizioni possibili per tentare di farlo. Anche la scelta della corsa da fare si orienterebbe quindi sulla possibilità di raggiungere questo tempo. Ai primi posti dell’elenco delle gare che ho segnato tra quelle che più di altre mi piacerebbe correre ci sono Lisbona (15 ottobre) e Venezia (22 ottobre), ma mentre la prima per via dell’altimetria sarebbe decisamente proibitiva per tentare un miglioramento così significativo, la seconda forse consentirebbe di tirare un po’ di più nel primo tratto, con la grande incognita dei ponti cittadini nei chilometri finali e poco prima dell’arrivo. Alcune settimane prima delle due maratone, domenica 1 ottobre, avrò la possibilità di testare per bene le mie condizioni alla prima edizione della Alghero Half Marathon, che si corre ad un passo da casa e sulla carta ha un percorso veloce (oltre che spettacolare dal punto di vista del panorama di cui si godrà) e che potrebbe essere il banco di prova decisivo per farmi iscrivere o meno ad una delle due corse. Mancano diversi mesi, ma una maratona non si improvvisa, e vorrei nel caso arrivarci con dieci o dodici settimane di allenamenti mirati. Almeno per tutto luglio però, continuerò a correre senza un obiettivo preciso, in compagnia degli amici o da solo, senza pensarci troppo. Anche se ho l’impressione ormai che il meccanismo si sia rimesso in moto, e che Charlene non tarderà a sedermisi accanto per farmi impostare gli allenamenti sul calendario. È diventata un’entità talmente reale che mi capita di vederla anche nei sogni, quando, di tanto in tanto, mi vedo arrivare a superare il gonfiabile dell’arrivo.

La vedo già, col suo cappellino bianco e i capelli biondi raccolti in quella che non è una coda ma nemmeno una treccia, che mi corre accanto e solleva il pollice, felice come me di superare il traguardo, qualunque sia il risultato che stiamo per ottenere.

Perché come sempre, prima del tempo e della posizione in classifica, la cosa più importante a cui io e Charlene aspiriamo quando corriamo una maratona è avere qualcosa di bello da ricordare.

Come si vogliono ricordare i bei sogni, come capita quando sogni di tagliare quel traguardo.

[CONTINUA…(?)]

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Pietro corre, sempre. Anche due volte al giorno. Si narra che, a causa di tutte le scarpe che ha consumato, i negozi specializzati gli stendano un tappeto rosso per favorire il suo ingresso tra squilli di trombe e urla di tripudio. Pietro è una persona meravigliosamente incoerente: prende la corsa con serietà ma ci scherza su; ama la Sardegna e gli manca la Norvegia. Pietro racconta in modo stupendo la corsa vissuta da uno che la pratica con amore viscerale, e questa è la cosa più importante.

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