Puma Ignite 3, ci siamo proprio

Anche se si è già a un ottimo livello si può sempre migliorare e le Puma Ignite 3 lo dimostrano

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Ogni volta che mi preparo a correre scendo nella mia batcaverna runnercaverna, apro la runnerscarpiera e ammiro per qualche decina di secondi la mia variopinta collezione di scarpe da running. Porto la mano al mento, lo massaggio lievemente e scansiono da sinistra a destra e dall’alto in basso tutte le mie fidate alleate di corsa per decidere quale portare fuori a fare un giro. Ce n’è sempre qualche paio sul quale poso lo sguardo più a lungo, accennando un leggero sorriso. Sono quelle con cui mi diverto di più, quelle con cui mi trovo meglio. Niente a che vedere con la marca ma solo con il modello: ogni piede ha la sua scarpa e quelle sono le scarpe per i miei piedi. È il mio metodo per capire se una scarpa mi piace: devo aver voglia di correre *anche* perché posso farlo con lei.

Da qualche settimana questa cosa mi succede con le Puma Ignite 3.

Fine della recensione.

***

Potrebbe davvero finire così, perché le Ignite 3 mi piacciono moltissimo, però qualcosa devo pur dirtelo, no? Anche perché ho amato molto le precedenti e non pensavo avessero ancora qualcosa da dire, ma mi sbagliavo perché queste le amo ancora di più.

Un vestito nuovo

Le Ignite 3 sono nuove in tutto. La tomaia è stata completamente ridisegnata: non ha più inserti o supporti, puntali o rinforzi vari. È un mesh continuo e seamless con fori esagonali su tutta la sua superficie aperti su una maglia più fitta sottostante. Sul fianco il logo puma in outline, cioè disegnato solo dai suoi contorni: un tocco minimalista che mi piace molto. L’estetica conta ma non è tutto: le Ignite 3 hanno una toe box (la punta, dove alloggiano le dita) più ampia, dettaglio che apprezzo perché mi piace sentire le dita potersi aprire in fase di stacco. È molto più ampia? Non direi, ma è quel che basta per sentire più libertà senza per questo non sentire il piede adeguatamente fasciato.

Intersuola e suola

La grande novità delle Ignite era quella dell’intersuola che per la prima volta non era in EVA ma in Ignite appunto, un nuovo materiale molto leggero e superelastico sviluppato in anni da Puma. Le Ignite 3 ce l’hanno ma il feeling è diverso: è meno “gommoso”, meno confortevole ma, intendiamoci, non è affatto un male. Le precedenti infatti si facevano apprezzare per la comodità mentre queste lo sono forse un po’ meno, ma a vantaggio delle sensazioni di corsa e della risposta dinamica che hanno. Questa intersuola è più secca e meno ammortizzata. Non più dura, o almeno non tanto da essere troppo rigida. Il risultato è che, pur avendo uno spessore notevole (guarda il fianco: c’è davvero tanta roba) sono più reattive e ti fanno sentire più attaccato alla strada. Sembra di non essere su cuscinetti un po’ instabili ma su un materiale elastico eppure incollato al terreno. Risultato: senti più la strada, e corri calcandola con un battistrada dal disegno più scolpito per avere più flessibilità rispetto alle precedenti.

L’amore non è mai perfetto

Sono scarpe perfette? No. Hanno un difetto che è lo stesso delle Ignite precedenti. Non è niente di fondamentale, è più un fastidio: la linguetta è stretta e corta. Le infili e non riesci a tirarla perché avanza rispetto al collo di 3 mm. E poi è stretta e hai sempre la sensazione che non sia nella posizione più corretta. Non credo che una linguetta più ampia comprometta l’estetica: la renderebbe solo più funzionale. Amica Puma: facciamoci un pensiero.
Però, diciamocelo: ogni storia d’amore ha qualche difetto. Ogni viso interessante ha un dettaglio non perfetto. Si chiama personalità e ti fa ancora più apprezzare la persona amata. Quando ci stai assieme poi te lo scordi, perché ci stai bene, come stai bene quando corri con le Puma Ignite 3.

Puoi acquistare le Puma Ignite 3 nei negozi specializzati o direttamente nello shop online Puma a 120 euro.

IN BREVE
Comodità
9
Estetica
7,5
Tomaia
8
Suola/intersuola
9
Peso percepito
8
Protezione
8
Rapporto qualità/prezzo
8
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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

2 COMMENTI

    • Ahah consigliatissime, ti piaceranno. Se ti servono consulenze sulla paschinocaverna o sulla paschinoscarpiera sai a chi chiedere ;)

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