Prendersi e lasciarsi (e poi ritrovarsi): la mia storia con le Brooks Glycerin 15

Ho ripreso a uscire con le Glycerin 15 dopo mesi e le ho trovate cambiate: in meglio

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Ho fatto una cosa che non mi capita spesso di fare: provando tante scarpe e soprattutto avendone sempre di nuove da provare, dopo averle recensite smetto di usarle. Oppure le riuso mesi e mesi dopo, perché mi torna la voglia di farci una corsa.

Invece in queste ultime settimane ho rimesso ai piedi le Brooks Glycerin 15 che avevo recensito 2 mesi fa per fare un esperimento: troverò conferma delle impressioni avute in quella prima prova? Sarà cambiato il loro comportamento dinamico dopo essere restate qualche tempo inutizzate? Che effetto farà?

C’eravamo molto amati

Senza rimandarti alla prova (che trovi comunque qui, se vuoi), le Brooks Glycerin 15 mi erano piaciute molto: le avevo trovate molto comode e sorprendentemente veloci e concludevo scrivendo:

sono semplici, comode, veloci e soprattutto versatili. Non sono le scarpe perfette per chi pesa 71 kg ed è biondo e nemmeno quelle per chi è un filo sovrappeso e riprende a correre dopo un infortunio. Sono delle scarpe che vanno bene a molti tipi di runner diversi: a chi è leggero e corre e fa i lunghi, a chi è meno in forma e corre meno, a chi ci fa solo degli allenamenti veloci.

Insomma: eravamo una coppia che si era dovuta separare per cause esterne e che dopo mesi si è riunita. E mi ha fatto piacere ritrovarti cara Glycerin 15. È stato bello uscire di nuovo con te e passare qualche ora assieme, a correre come ci piaceva fare. Ritrovare i vecchi percorsi, le vecchie sensazioni, le stesse emoz… aspetta: ti trovo diversa Glycerin: più matura, più controllata, più stabile.

Sei cambiata (in meglio)

Scherzi a parte, non pensavo fosse possibile trovare una scarpa così cambiata nell’arco di pochi mesi e invece la Glycerin 15 mi stava sembrando tutta un’altra scarpa: meno ammortizzata e soffice, eppure ancora più invitante di prima.
Per esempio l’ho trovata più stabile di quanto ricordassi, specie in fase di atterraggio: quando il piede scende e tocca l’asfalto si stabilizza immediatamente, senza affondare nell’intersuola o senza oscillare o sbandare. Ed è pronto a spiccare verso il prossimo passo.
Ho rivissuto però un’esperienza che ricordavo dalla nostra precedente ehm relazione: quando hai le Glycerin 15 ai piedi te le dimentichi. Che è anche un potente indicatore della salute di una relazione: ci stai così bene che ti senti semplicemente nel tuo elemento.
L’ho rivissuto a tal punto che l’ultima volta che ci ho corso arrivato al punto dove normalmente faccio inversione ho continuato a correre per altri 2/3 chilometri. Sovrappensiero. O forse perché non avevo proprio voglia di smettere di farlo.

Esperimento riuscito

Molti usano lo stesso paio di scarpe per molti mesi, altri per anni. Meno runner le cambiano spesso perché, banalmente, le consumano. Il rapporto che abbiamo con queste amiche fidate è però spesso simile a una relazione amorosa: ci fidiamo di loro, ci struggiamo quando sta per finire (perché sono ormai consumate, nel caso delle scarpe) e vogliamo riviverla all’infinito. Infatti compriamo spesso la stessa scarpa che abbiamo consumato, perché “mi ci trovo tanto bene”. Invece cambiarle a volte ti può far scoprire pregi delle tue amate che non avevi mai apprezzato.

Bisogna insomma osare avendo diverse relazioni. Parrebbe un invito al tradimento detta così, no? Mmm, vero.
Però parliamo solo di scarpe: nessuno si fa male, nessuno se la prende e puoi pure scoprire lati del carattere di una scarpa che ami che non avevi mai apprezzato.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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