Per favore, non smettere

Quando hai raggiunto un obiettivo devi essere soddisfatto. E poi decidere subito quale sarà il prossimo.

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Sì, mi rivolgo a te: a te che domenica hai corso la tua prima 5k o la tua prima 10k. Magari eri alla Deejay Ten, magari a Finale Ligure o a Misterbianco di Catania. Non c’entra. Ovunque tu abbia corso la tua prima gara, competitiva o meno, ti prego: fai che non sia l’ultima.

Ma non lo fare per me o per gli altri di RunLovers, o per tua mamma o tuo figlio o tuo cugino: fallo solo per te.

Il difficile non è iniziare: è continuare

Tanti iniziano a correre per sfida. personale o sociale. Perché nessuno crede che ce la possano fare o, più goliardicamente, perché hanno fatto una scommessa fra amici. Quel genere di scommesse che non si esaurisce con un “Ci vediamo domenica mattina e ci facciamo una corsetta” detto da gente che non ha mai corso in vita sua. No, parlo di programmi più ambiziosi, tipo “Ci iscriviamo alla Deejay Ten e ci alleniamo”.

Intendiamoci, è il modo perfetto per iniziare a correre perché si fonda su un obiettivo preciso: fare una cosa magari mai fatta prima e con un obiettivo ben preciso. Però quanti ne ho visti allenarsi con grande dedizione e metodo partendo dal livello Homer Simpson e fare cose impensabili fino a pochi mesi prima e poi… mollare.

Ogni traguardo è una linea di partenza

Il problema che spesso incontra chi comincia così a correre è che si pone un obiettivo apparentemente importante (e per moltissimi lo è: è mostruoso, esagerato, apparentemente irraggiungibile) e, una volta raggiunto, si sente soddisfatto e molla. Che senso ha continuare se lo scopo era solo quello?

Giusto. Ma anche sbagliato. Lo scopo non è porsi un obiettivo e raggiungerlo ma è porsi diversi obiettivi, sempre più sfidanti. E a volte superarli, a volte no. Vincere (sempre su se stessi) e anche fallire. Non c’è problema. Come diceva Bill Clinton, “È vero: ho fallito. Ma almeno c’ho provato”.

Continuare

Sì, ce l’ho ancora con te. Proprio te, che hai vinto quella scommessa con il tuo fidanzato o tua cugina: dicevano che non ce l’avresti fatta e invece ce l’hai fatta. Non è finita perché farla finire così è un tradimento soprattutto nei confronti di te stessa. O di te stesso.

Ha dimostrato di saperlo fare una volta e ora la tua nuova sfida è dimostrare che puoi continuare a farlo. Gli obiettivi diventano altri e si spostano in continuazione, esattamente come nella vita: impari a fare una cosa e subito dopo cerchi di imparare a farne un’altra.

Correndo hai scoperto una parte di te stesso che non conoscevi: direi che vale un altro po’ di ricerca, no?

Ora puoi porti diversi nuovi traguardi: un’altra gara oppure, semplicemente, quello di essere costante nella corsa, di farlo sempre e comunque. Non sai quanta soddisfazione può darti e quanto bene ti farà.

Alla fine non hai accettato quella sfida per compiacere gli altri o per dimostrare che non eri come pensavano. L’hai fatto per capire dove potevi arrivare. Era una cosa molto più intima.

Hai iniziato un dialogo con te stesso e per continuare ad averlo ti basta infilare le scarpe da corsa e andare fuori a scoprirlo.

Photo credits Dev Dodia

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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