Di quella volta che io e Charlene ricevemmo una divisa nuova

Perché correre, per me, è essere felice

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Tra due domeniche, il 30 Aprile, per la terza volta consecutiva da quando ho iniziato a correre in maniera costante, parteciperò alla Chia Laguna Half Marathon, gara del circuito Followyourpassion a cui sono particolarmente legato.

È una delle gare che considero “di casa” (nonostante disti quasi 270 chilometri), si corre su un percorso davvero spettacolare e quella di quest’anno sarà la prima gara in cui correrò con la mia nuova (e bellissima) divisa RunLovers. Sarà l’occasione buona, oltre che per correre in un posto davvero fuori dal comune, per incontrare tanti altri amici ed amiche del RunLovers Club (cosaaaa? Non sei ancora iscritto?) che parteciperanno chi alla Mezza, chi alla 10 e chi alla 5 chilometri, con cui scambiare qualche chiacchiera e fare la foto di rito.

Se fino a qualche giorno fa ero indeciso sul correrla solo per il gusto di correre o spingere un po’ e cercare di fare un buon tempo, questa cosa di portare i colori di RunLovers mi sta gasando tantissimo, e credo che finirò col tirarmi il collo fino al traguardo, per quanto mi sarà possibile ovviamente. Il fatto è che non corro a passo sostenuto una lunga distanza dal giorno della Maratona di Los Angeles. Per non arrivare quasi impreparato alla gara di Chia (è una gara piuttosto tosta, piatta fino al dodicesimo chilometro e poi una serie di salite e discese ripidissime) ho quindi deciso di dedicare questa settimana appena trascorsa e alcuni giorni della prossima ad alcuni allenamenti mirati, presi in prestito da quanto Charlene aveva previsto nelle prime fasi della preparazione della Maratona di Los Angeles. Niente di trascendentale, qualche corsa medio-lunga con allunghi a passo sostenuto nel finale, un paio di sessioni di ripetute e qualche corsa di scarico per dare al corpo il giusto riposo prima della gara.

Siamo delle persone strane, noi corridori di lunghe distanze. Maciniamo centinaia di chilometri (a volte migliaia) per una sola gara, pensando che sarà la nostra corsa migliore di sempre. Poi, in qualunque modo sarà andata, la dimenticheremo velocemente (a volte nel momento stesso in cui ci mettono la medaglia al collo) e penseremo al prossimo traguardo da tagliare. La realtà è che siamo poco interessati al tempo che abbiamo impiegato e forse in fondo non ci interessa nemmeno raggiungere e migliorare il nostro record personale, perché quello che conta è metterci alla prova. Charlene e i suoi insegnamenti, la sua richiesta di abnegazione, il suo farmi sempre imparare anche da quelle che si sarebbero potute considerare sconfitte, mi hanno fatto capire che l’importante è tagliare il traguardo felici, sapendo di aver dato il massimo e di aver fatto tutto il possibile.
Per questo correrò sulla Laguna di Chia tra due domeniche, perché correre, per me, è essere felice.

Ci vediamo là, pronti per divertirci e tagliare il traguardo sorridendo, ‘cause We Are RunLovers.

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Pietro corre, sempre. Anche due volte al giorno. Si narra che, a causa di tutte le scarpe che ha consumato, i negozi specializzati gli stendano un tappeto rosso per favorire il suo ingresso tra squilli di trombe e urla di tripudio. Pietro è una persona meravigliosamente incoerente: prende la corsa con serietà ma ci scherza su; ama la Sardegna e gli manca la Norvegia. Pietro racconta in modo stupendo la corsa vissuta da uno che la pratica con amore viscerale, e questa è la cosa più importante.

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