Correre la maratona in meno di 2 ore?

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La scorsa settimana all’Autodromo di Monza si è svolto un evento Nike in cui si presentava il progetto #Breaking2, con i relativi prodotti (non tutti saranno commercializzati) e una corsa sulla distanza della mezza maratona come “test” per capire la fattibilità di riuscire a correre la maratona in meno di 2 ore.

Premetto che, non essendo presente in prima persona all’evento, non posso parlare di dettagli diretti se non per quanto letto in giro e nei comunicati stampa diffusi da Nike, ma – proprio per questo motivo – non voglio entrare nel dettaglio di nuove scarpe superveloci o abbigliamento aerodinamico super attillato. Quindi, in questo spazio del lunedì, volevo aprire una discussione esprimendo la mia opinione che, in realtà, è una non-opinione.

Si tratta di corsa?

Correre una maratona su un anello di 2,4 Km per 17,5 volte, significa solamente percorrere la distanza della maratona ma non “correre realmente una maratona”. E secondo me non ha nemmeno molto senso il paragone che si fa con il ciclismo, ricordando i record dell’ora fatti in velodromo perché, in quel caso, bastava portare gli atleti in una pista di atletica e farli correre per 105,5 giri (ho arrotondato). In fondo il velodromo sta alla pista di atletica, non a un anello di asfalto in un autodromo (anche se è uno degli autodromi più belli del mondo). Perché comunque sei all’aperto, in un parco, e – com’è successo la settimana scorsa – puoi avere condizioni avverse, come il vento contrario che ha impedito a Eliud Kipchoge, Lelisa Desisa e Zersenay Tadese di battere il record del mondo della mezza maratona.

Non stiamo quindi parlando di corsa “come la conosciamo noi” e nemmeno di una specialità di atletica leggera ma solo del movimento che si fa correndo.

Di cosa si tratta allora?

Superare il limite fisiologico umano

Il muro delle 2 ore nella corsa è un traguardo che solo una manciata di top runner in tutto il mondo può pensare di abbattere, stiamo parlando di tagliare di 2’58” l’attuale record di Dennis Kimetto (2h02’57”) ed è evidente che in condizioni normali, su un normale percorso di gara, questo sia quasi impossibile da fare. Significherebbe abbassare il passo medio del record di più di 4 secondi al chilometro, arrivando a un passo medio di 2’50″/Km (mi fa impressione solo a scriverlo e credo sia così anche per te che lo leggi).

Si tratta quindi solamente di testare i limiti della fisiologia umana, dimostrando che, nelle condizioni ideali, si possono correre 42.195 metri in 1h59’59” o addirittura meno.

È entusiasmante? Indubbiamente sì (io mi sono gasato, lo ammetto), soprattutto perché equivale un po’ ad alzare l’asticella del limite umano, com’è stato – con i dovuti benefici del caso – l’aver raggiunto la Luna. È esplorazione, è emozionante.

Ma secondo me ci sta anche un grande “e allora?”. Perché la corsa – come la intendiamo noi comuni mortali – in fondo non è superare un record mondiale ma godertela, conoscere te stesso, ridere, stare bene. Anche se non superi tutti i giorni un personal best.

La mia non-opinione

Fondamentalmente sono combattuto tra l’entusiasmo per l’esplorazione e il chissenefrega dell’impresa fuori contesto. E in tutta onestà me ne sbatto di chi dice “è solo un’operazione di marketing”: certo che lo è. Ma anche mandare l’uomo sulla Luna lo è stato – anche se sappiamo tutti che l’uomo sulla Luna non ci è mai andato ma hanno girato tutto in uno scantinato a Hollywood, SVEGLIAAAA!!!11!!! (sto scherzando, sia chiaro). Ricordiamo inoltre che è un’operazione marketing rischiosa perché, qualora fallisse, sento già la voce di Luke Skywalker che dice all’imperatore “Your overconfidence is your weakness”.

Personalmente mi piace pensare che continuerò a correre nella stessa maniera, senza preoccuparmi eccessivamente del tempo e godendomi le mie uscite all’aria aperta.

 

P.S.: Per scelta e perché è molto più sulle nostre corde, abbiamo preferito dare spazio alla news che Nike ha lanciato l’hijabi tecnico per le sportive musulmane. Ci piaceva il messaggio di tolleranza e apertura che si legava alla corsa, accessibile a tutti. <3

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

1 COMMENTO

  1. Probabilmente otterranno il loro record (condizioni meteo permettendo) calcolando che corrono realmente nelle migliori condizioni possibili, con la migliore assistenza possibile, la migliore preparazione possibile e le migliori lepri (loro stessi per ciascuno degli altri) possibili; quanto al fatto di poter replicare la cosa in una corsa normale beh, ce ne corre (il gioco di parole è voluto) anche se inevitabilmente, prima o poi, qualcuno scenderà sotto le due ore in una maratona “normale”.
    Il significato di tutto ciò? Mah, un po’ come domandarsi il senso di chi corre su razzi a 4 ruote per battere il record del mondo di velocità e ci sta pure il record dell’ora da te citato (location a parte), cose affascinanti, coinvolgenti; utili? Inutili? Domanda che è meglio non fare.
    A proposito, secondo me sulla luna non ci sono andati per davvero e non sto scherzando.

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