Correre a Oslo

C'è neve a Oslo? Abbiamo mandato la nostra inviata speciale a controllare e sì, in inverno potrebbe darsi!

CONDIVIDI

Avevamo lasciato Cristina in Congo e ora la ritroviamo a latitudini completamente diverse e soprattutto a temperature opposte: dal caldo africano al rigido inverno norvegese. Eccola a Oslo!


Pietro Paschino ci aveva visto giusto quando mi aveva detto di fare attenzione alla neve! Mi aspettavo freddo e ghiaccio, sicuro, ma non certo 20 cm di neve lungo tutte le strade, soprattutto quelle meno trafficate, e paesaggi innevati degni di Babbo Natale. Siamo a inizio marzo e a Oslo il disgelo è appena iniziato. Dalla terrazza dell’Airbnb dove alloggio osservo il lungofiordo che segna il limite tra uomo e natura: da una parte ordinate casette e moderni palazzi di vetro, dall’altra il mare artico a tratti ghiacciato che si insinua in mezzo a montagne in lontananza.

Oslo Opera House

Traccio mentalmente un possibile percorso di corsa: potrei superare il ponte sospeso davanti all’Opera House, proseguire lungo gli ordinati docks del porto, entrare in quella macchia bianca che pare essere un parco innevato e arrivare al castello in pietra. A occhio e croce dovrebbero essere 5 km andata e ritorno, il chilometraggio massimo che la mia tibia infiammata può sostenere in questi giorni. Lo so che dovrei stare a totale riposo, ma proprio non riesco a rinunciare ad una corsetta a una manciata di km dal circolo polare artico. Il cielo è terso e l’aria è pungente: ci sono 5 gradi sotto zero. Meglio vestirsi a dovere: pantaloni termici, sottomaglia maniche lunghe, maglia maniche lunghe, felpa, giacchetto antivento e fascia copriorecchie. Esco di casa, infilo le mani dentro le maniche del giacchetto antivento e parto subito, onde evitare di dare al mio cervello il tempo di cambiare idea, cosa che peraltro sarebbe molto ragionevole.

Faccio attenzione a dove metto i piedi: evito cumuli di neve e mini lastre di ghiaccio. Il ponte sospeso è molto scivoloso e a tratti sembra un pezzo unico con il ghiaccio sottostante. L’acqua del fiordo è ghiacciata: papere e altri uccelli se ne stanno seduti tranquilli su questa gigante lastra di ghiaccio che dona ad Oslo un ché di silenzioso e immobile. L’unica cosa che si riflette nel ghiaccio paiono essere i colori: le forme geometriche dei palazzi si perdono nella rigida struttura dell’acqua ghiacciata. Le poche barche ormeggiate al porto sembrano senza vita perché il ghiaccio nel quale sono incastrate impedisce loro di ondeggiare. C’è poca gente in giro e in tutto il percorso incontro un solo runner. Avanza con passo sicuro, il petto in fuori, come se l’aria secca e ghiacciata non facesse alcun effetto sui suoi polmoni. Indossa guanti e abbigliamento tecnico; sicuramente è abituato a correre sotto zero e io, al suo confronto, faccio molto ridere.

Finita la corsa, prima di rientrare a casa passo da un mini-market: l’ondata di calore che mi investe appena entro é molto gradita dalle dita delle mani che piano piano riprendono conoscenza. Compro pane nero, miele e tisana e già mi pregusto mentalmente la scena di quando me ne starò seduta al calduccio di una coperta sul divano di fronte alla terrazza, con una tazza fumante in mano, ad osservare la città avvolta nel bianco.

Cristina Lussiana


Gli altri viaggi di Cristina? Eccoli:
– Correre in Angola
– Correre in Madagascar
– Correre a Washington
– Correre a Nairobi
– Correre alle Hawaii
– Correre in Cambogia
Correre a Bangkok
– Correre in Mozambico
– Correre in Congo

CONDIVIDI
Ognuno corre come vuole, semplicemente, naturalmente. Semplicemente, naturalmente, Runlovers parla di cosa si parla quando si parla di corsa.

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here