Anton Krupicka: il senso di quel che faccio

Anton Krupicka ha sempre stupito e affascinato per le sue doti atletiche e per la semplicità della sua visione della corsa e della vita

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Anton Krupicka è uno dei nostri preferiti, inutile nasconderlo. Lo è per le sue doti atletiche e per le sue vittorie ma soprattutto per come vive, per come è. Posso confermare per esperienza diretta che ha anche altre doti, tipo la non trascurabile capacità di metterti a tuo agio, di farti star bene. Parlare con lui è rilassante e sempre interessante e me ne accorsi anni fa quando lo intervistai. Come si può resistere a chi sorride sempre gentile e ti parla della vita che fa, così semplice e naturale?

Ricordo in particolare che una cosa che mi disse dava l’idea della distanza della mia vita dalla sua: in quei giorni era infortunato e costretto a fare il turista. Era in giro per l’Italia, come un americano qualsiasi. Ma quella per lui non era una vacanza.

Per me una vacanza significa correre su per le montagne ogni giorno e starmene in una città per me non è proprio una vacanza, mi sembra più un lavoro“.

Da quel giorno molte cose sono cambiate per Anton: non corre più con New Balance ma è tornato con chi l’aveva scoperto quando era un commesso in un negozio di scarpe tecniche: l’italianissima La Sportiva. Dopo l’infortunio ha anche ridotto il carico di allenamenti di corsa e ha deciso di diversificare l’allenamento. Oggi si dedica anche alla bici, alla scalata e allo sci. “Essere molto focalizzato su una sola cosa ti permette di ottenere grandi risultati ma alla fine rischia di perdere di significato” dice Anton in questo bellissimo video.

Ho capito cosa mi piace di Anton: il fatto che sia in costante evoluzione. Si interroga continuamente e lo fa muovendosi. Cambia, rimanendo se stesso o scoprendo la sua personale visione del mondo che aveva già intuito da ragazzo quando aveva cominciato a correre poco più che 12enne. In alcuni passaggi del video rilegge i diari di corsa di quegli anni e sorride trovandosi già così appassionato e determinato. E anche un po’ pazzo.

Del resto di se stesso dice di non essersi mai sentito parte di un gruppo: lui ha sempre fatto ogni cosa a modo suo, per essere in pace con se stesso, dialogando con la natura e la montagna che tanto gli hanno restituito. E alla fine per restituirci un po’ di quella serenità che sembra sempre capace di trovare fra infortuni e accidenti della vita.

Anton è più giovane di me (è anche parecchio più figo ma questo è un dettaglio che fingerò di non notare – ti odio Anton) ma mi è sempre sembrato più saggio. Sempre sorridente, sempre disponibile. Ho il sospetto che abbia capito qualcosa che io non ho ancora capito.

La scalata richiede la presenza di tutto il tuo corpo e ha delle consequenze. Devi essere completamente presente quando lo fai. Quando lo sei ne capisci il significato“.

Lo scopo della vita di Anton è avere delle esperienze, mettersi sempre alla prova. Non solo per superare degli ostacoli ma per rendersi conto facendolo che il senso della vita, come diceva George Carlin, è la vita stessa. Che è un altro modo per dire che il senso glielo devi dare tu. Anton sorride: un senso lo trova sempre, perché in fondo ce l’ha messo lui stesso. Alla fine di una corsa, in cima a una montagna. Non importa: lui di certo sta andando in quella direzione a scoprirlo.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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