Paula Radcliffe: soprattutto, divertiti.

Abbiamo incontrato la donna più veloce del mondo. Che ha un messaggio per tutti: soprattutto, divertitevi.

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Sui biglietti da visita uno ci scrive il lavoro che fa. Sul suo Paula potrebbe scriverci “Paula Radcliffe – La donna più veloce del mondo”.
Non male come biglietto da visita.
E corretto soprattutto, perché la Radcliffe non è una mitomane: dal 2003 è, tuttora imbattuta, la donna più veloce del mondo: 2 ore 15 minuti e 25 secondi per coprire la distanza della maratona, quella di Londra.
C’è una cosa che accomuna i grandi: l’estrema disponibilità e gentilezza. Non hanno altro da dimostrare quindi non devono darsi arie. Quando parlano con qualcuno lo fanno perché gli interessa scambiare idee. Paula è così: tanto che è difficile immaginare che una donna così determinata da spingere il suo corpo ai limiti fisici, una che ha vinto 3 volte a Londra e New York e una a Chicago, sia anche così semplice e dolce. Invece con un sorriso ha risposto alle mie domande a Berlino, ospiti entrambi di Nike per il lancio mondiale delle LunaEpic.

Hai mai sviluppato una scarpa con Nike?
In passato ho lavorato a stretto contatto con loro per sviluppare le scarpe con cui ho corso nel 2003-2004. Poi è capitato che Tinker Hatfield (vice presindente Design di Nike) mi chiamasse per dirmi “Ehi, queste scarpe che stiamo studiando potrebbero andare bene per come corri tu. Le vuoi provare?”.

Delle LunarEpic cosa ne pensi?
A queste non ho collaborato, le ho provate oggi per la prima volta. Ero curiosa: a vederle sembrano una specie di calza con una suola attaccata. Temevo fossero troppo morbide, a me piace più una scarpa reattiva invece rispondono molto bene. Rispetto alle Free sono più ammortizzate e hanno più supporto. Anche il collo alto potrebbe dare l’idea di essere fastidioso ma credo che chi le ha collaudate ci abbia fatto centinaia di chilometri. Insomma, penso siano sicuri della scelta e comunque sono stupita dal feeling che danno: non le senti addosso.

Hai ereditato la passione per la corsa da tuo padre. La stai trasmettendo anche ai tuoi figli? Immagino che trasmettere la passione per lo sport alle giovani generazioni ti stia a cuore.
Assolutamente. Siamo nati per muoverci e dobbiamo insegnare ai ragazzi come canalizzare le loro energie e come essere competitivi in un modo sano. Quando vedo i programmi scolastici e non ci trovo nessuna attenzione o interesse per l’attività fisica ci resto male. I ragazzi devono provare tanti sport, non scoraggiarsi fino a che non hanno trovato quello che gli piace. Se ti impegni e dai tanto, lo sport ti restituisce altrettanto. I miei figli hanno 5 e 9 anni. La più grande corre già. Ha appena fatto una 5k. La scorsa settimana mi ha detto “Mamma, voglio venire a correre con te” e le ho risposto “Ok, ma non so se riesci a fare le distanze che faccio io”. Allora è salita sulla sua bici e mi ha seguito per un’ora. È bello condividere queste cose con loro. Anche il piccolo quando corre è felice, un po’ come me.

Come si devono allenare i bambini?
Non esistono allenamenti specifici per loro: credo che bisogna lasciarli liberi di fare quello che gli piace, senza programmi. Devono divertirsi, impegnandosi. Ma divertirsi soprattutto.

E noi adulti?
Anche noi: certo, contano gli allenamenti, contano i tempi. Ma la cosa davvero motivante è come ti senti. A quello devi prestare attenzione. A volte un allenamento va bene e a volte no. Quando non va (e vale anche per le gare) un trucco mentale è pensare alle volte in cui ti sei sentita bene. Godersi il momento, distraendosi magari con ciò che ci circonda per poi tornare a focalizzarci su di noi.

Divertirsi ok, ma la maratona non è proprio una cosa divertente. Tanti ne sono spaventati. 
Non bisogna averne paura: bisogna rispettarla. Tutti hanno momenti difficili correndola, non è una passeggiata per nessuno. Bisogna trovare l’equilibrio fra i momenti difficili e quelli belli. E concentrarsi su quelli belli.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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