Nike LunarEpic Flyknit: l’atto di fondazione

Il futuro del running narrato da Nike è una scarpa elastica, ammortizzata, che avvolge il piede come una calza e lo tiene saldo. Per scaricare potenza.

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L’Épos è, storicamente, la narrazione delle vicende di un popolo: la sua fondazione, la sua evoluzione, la sua memoria.
Nel linguaggio comune “epico” è qualcosa di grandioso, un punto di svolta, una rottura e un’accelerazione potente al corso della storia.
Per molti versi le Nike LunarEpic Flyknit presentate oggi a Berlino in anteprima mondiale sono qualcosa di mai visto, o almeno non in questa forma. 

Un punto di arrivo e una nuova partenza

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Tomaia in Flyknit (un unico pezzo di tessuto seamless, quindi senza cuciture), intersuola Lunarlon e suola completamente inedita, sistema di allacciatura e regolazione Flywire. E poi.
E poi quel collo che svetta e in cui infilare il piede, come una calza che lo serra, lo protegge e lo avvolge.
Le LunarEpic Flyknit sono la somma di diverse tecnologie che Nike studia e sviluppa da qualche anno applicandole non solo al running. L’ispirazione viene infatti dalle Magista (quelle con cui Mario Götze ha segnato il gol mondiale per la Germania). Altra disciplina, altra applicazione di un’evoluzione della tecnologia Flyknit: elasticizzata ed estesa alla caviglia, per creare una scarpa che non si era mai vista prima.

Vasi comunicanti

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Nike evidentemente ragiona così: facendo comunicare vasi diversi e miscelando liquidi apparentemente non solubili l’uno nell’altro. Flyknit era una tecnologia nata per il running che è stata resa elastica con le prime Free Flyknit 5.0, applicandola infine al calcio. Per poi tornare, oggi, al running. Se il senso delle Magista è quello di controllare l’allineamento di piede e caviglia per migliorare la precisione di tiro, perché non provarci anche nel running? Rendendo più solidale e collaborante l’articolazione del tallone, che è poi come lavorare sulla meccanica di un motore, migliorando l’efficienza del cambio e delle distribuzione.

Che cilindrata hanno?

818676-PREM_003_B_copy_originalNon è casuale la metafora automobilistica. Nike stessa chiama la particolare scolpitura della suola “pistoni”. Sono elementi elastici sistemati nei punti di compressione principali della pianta del piede che ammortizzano per poi rilasciare energia in fase di stacco. Anche l’intersuola è una Lunarlon inedita: ottenuta unendo a caldo due mescole diverse, ha una presenza importante.

FlyknitSketch_04b_originalSi vede, è presente. Capisci di avere al piede una scarpa molto protettiva, pensata per i lunghi o per gli allenamenti di qualità, quando hai bisogno di sensibilità e reattività. La sensazione che le LunarEpic Flyknit danno è quella di naturalezza: nella calzata e nella fluidità di corsa, nella risposta dei pistoni e nella compressione data dai tagli al laser nell’intersuola, veri e propri ammortizzatori (anche visivamente) che si comprimono e dilatano seguendo il piede.

Nike definisce in maniera molto precisa questa sensazione: “vanishing fit”, cioè una calzata così naturale da far svanire la sensazione di avere qualcosa ai piedi.

Le LunarEpic Flyknit sono disponibili da oggi nei negozi Nike e nello store online.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

4 COMMENTI

    • Non è affatto una domanda da babbeo, anzi, è assolutamente fondata. :)
      Abbiamo fatto un test collettivo lunedì scorso a Milano con molti nostri lettori e la scarpa è meglio se si indossano le calze che superano il collarino che le LunarEpic hanno all’altezza della caviglia.
      Arcano svelato! ;)

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