Mi chiamo Roberto. Ho 38 anni e odio correre, odio i runner!

Io odio i runner. O meglio: li odiavo.

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O meglio, odiavo. Non ho mai sopportato il fatto di doversi mettere a correre come un fesso. Cosa c’era di stimolante nel vagare avanti e indietro lungo una passeggiata? Guardavo con occhi serrati chi si muoveva velocemente per il lungomare, probabilmente se avessi potuto gli avrei incenerito le caviglie con uno sguardo. Intendiamoci, non sono mai stato un tipo da poltrona, a quei tempi ogni week-end mi sparavo camminate in montagna da sei, otto ore. Milleduecento metri di dislivello non sono mai stati un problema per me, ma anche pensare solo di aumentare l’andatura mi faceva innervosire. Poi è successo: mi sono fermato. Un figlio, un bellissimo e amatissimo figlio mi ha fatto rallentare. No, mi correggo: mi sono completamente seduto. Passano gli anni fino ad arrivare a tre. Il mio corpo per un po’ ha retto bene, poi piano piano ha cominciato a crollare. Mi sentivo goffo e affaticato, una lumaca obesa che tentava invano di divincolarsi tra crampi e bestemmie. Dentro di me una vocina mi chiedeva, supplicava, di rimettermi in moto. Pensavo che avrei potuto correre, ma quando? Dopo cena non mi sembrava fattibile, di mattina forse, ma avrebbe comportato alzarsi alle 5:00, per poi correre quanto? Approposito: quanto si deve correre? E come? E poi… che palle! Odio correre!

Poi è successo.

Stavo andando a prendere il treno, quando a metà strada mi resi conto che il cellulare era ancora sulla scrivania dell’ufficio.
Dovevo prendere perforza quel treno.
Dovevo prendere perforza anche il cellulare.
Dovevo perforza correre.

E allora corsi più che potei, volai tra l’ufficio e la stazione come non mai. Sputai tre polmoni, due milze e i vitti delle feste di natale ’04 / ’05 , ma presi quel maledetto treno. Quando mi sedetti il mio corpo si rilassò, e fu in quel momento che fui pervaso da una sensazione nuova; embol… no, emmor… no, doveva essere dell’altro: le endorfine! Quelle maledette! Avevo dato l’anima in quella corsa di neppure un chilometro e pure stavo bene, molto bene; una nuova sensazione di benessere si stava impadronendo del mio corpo. Forse correre non era poi così male.

Ecco, l’avevo detto: era l’inizio della fine.

Cominciai a cercare su Internet, scoprii il famoso programma della coach potato, perché in effetti era quello che ero diventato: una patata lessa. Ma oramai il dado era tratto e il giorno della prima uscita era marchiato a fuoco sul calendario. Nessuno sapeva quello che avevo in mente, pure mia moglie per un attimo
sospettò in un’amante. E fu così che alle 5:00 am la sveglia suonò, con la sensazione di fare qualcosa di irrazionale e maledettamente stupido mi vestii con la mia tenuta da corsa fantozziana. Nascondendomi come il peggiore dei ladri uscii e cominciai la corsa. Il programma era semplice: un minuto di corsa e uno di camminata per sette volte. Quel minuto mi parve durasse una vita, ma una volta finita la serie stavo bene. Continuai gli allenamenti, e quando mi toccò correre per due minuti pensai di sbattere per terra. Dopo qualche mese mollai le ripetute e cominciai a macinare qualche chilometro. Tra alti e bassi le cinque del mattino diventarono famigliari e quando i miei amici seppero della corsa alle prime luci del mattino cercarono prima un buon psicanalista, poi un esorcista, infine cedettero all’evidenza che mi aveva dato completamente di volta il cervello.

Dopo sei mesi mi sono arreso…

Tre volte alla settimana, al mattino presto, corro per le strade del mio paese. Ogni uscita la pianifico a tavolino cercando di creare dei percorsi diversi e stimolanti, qualche volta adocchio i monti che affascinanti mi vogliono sui loro sentieri perché mi piacerebbe riandare in montagna con un’altra veste. Per tutti sono un pazzo, malato, che dovrebbe dormire al posto di correre prima dell’alba sul lungomare. Ma io vado imperterrito, migliorandomi ogni giorno. Insomma, mi sono fregato da solo.

Dunque eccomi qua, forse definirmi un runner è esagerato, ma l’importante è allacciarsi le scarpe e andare.

Roberto Sitzia

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Ognuno corre come vuole, semplicemente, naturalmente. Semplicemente, naturalmente, Runlovers parla di cosa si parla quando si parla di corsa.

7 COMMENTI

  1. Caro Roberto sei TROPPO FORTE!!!
    Grazie per le sghignazzate che mi hai fatto fare leggendo il tuo racconto;)
    Buona vita.

  2. Ciao Roberto ben venuto tra noi, te lo dice una che ha sempre odiato lo sport, e stamattina alle 6.30 ha fatto 20 vasche, e poi ripetute sui colli!! E mi sto preparando X la mezza di Pd!!!

  3. Se non avessi preso quel treno, ti saresti forse sentito un po’ “perdente” (inteso come pendolare che perde) e dal giorno dopo per rivincita non avresti fatto altro che correre, e camminare a minuti alternati. Come dire: era la tua ora? buone corse!

  4. Caro Roberto, come ti capisco, prima anche io odiavo la corsa. La consideravo una tortura quando andavo a scuola e facevamo ginnastica, e non ne capivo il fascino.
    Poi sono rimasta fregata anche io, e ora la adoro, guai a saltare un allenamento perché sennò mi sento uno schifo e divento nervosa con tutti. La corsa è così: una volta che gli dai un dito, si prende tutto il corpo :D

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