Correre a Phnom Penh, Cambogia

Una corsa matuttina nella pacifica Phnom Penh è il modo migliore per entrare nello spirito di questo luogo magico

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L’avevamo lasciata qualche settimana fa alle Hawaii e la ritroviamo oggi dall’altra parte del mondo: Cambogia, Phnom Penh. Cristina Luissana è inafferrabile: quando l’hai vista correre in Mongolia (siamo sicuri che ci andrà, se non c’è già stata) te la ritrovi a farlo in Norvegia. Ma prima doveva passare per la Cambogia. Quindi, eccola qui.


L’umidità si fa sentire. Il sole è sorto da poco, ma l’aria è già carica di clima tropicale. Sono a Phnom Penh, Cambogia, sono le 6 del mattino e inizio la mia corsa mattutina. Non conosco bene la città, ma so che per raggiungere il fiume Mekong devo andare a destra, e destra sia!

Phnom Penh 2

La città è calma, ma si percepisce il primo fermento mattutino e la vita di strada che a poco a poco inizia ad animarsi. Passo accanto alle pagoda, dove vivono i monaci buddisti. Alcuni escono, avvolti nelle luminose tuniche arancioni. Camminano da soli o in gruppetti e portano con sé un vassoio per raccogliere eventuali offerte. Trasmettono calma solo a guardarli. Raggiungo una delle piazze principali: venditori ambulanti trasportano i loro carretti e alcuni sono già posizionati ai lati della piazza. Iniziano ad accendere i bracieri e a mischiare salse e spezie, pronti a sfamare i più mattinieri. Per tutto il giorno questa piazza brulicherà di voci, cibo, profumi e persone. Sorprende la quantità di gruppi di persone che fanno attività fisica insieme: ci sono gruppi di yoga, thai-chi, badminton, aerobica e meditazione. Sono coloratissimi e molto ordinati, seguono all’unisono gli istruttori e paiono perfetti nell’armonico paesaggio di questa città.

Finalmente arrivo sul lungofiume e il paesaggio è meraviglioso: i ciliegi in fiore fanno da cornice al sole che è appena sorto sul fiume e illumina alcune barchette che rientrano dalla pesca del mattino, a lanterne ormai spente. Alcune arzille vecchiette in solitaria sul lungofiume erboso sono rivolte verso est e fanno il saluto al sole. C’è chi sta semplicemente seduto a gambe incrociate sulle panchine a guardare il fiume e chi passeggia, gustandosi la pace della città alle prime luci dell’alba, prima che venga invasa da motorini, traffico, colori, venditori e cibo.

Arrivo alla fine del lungofiume e mi giro: il cammino per tornare è uguale e diverso al tempo stesso. Noto alcuni edifici color ocra che prima non avevo visto, osservo le sagome ondulate dei tetti dei templi, scorgo giganti statue di Buddha e file di bandierine colorate appese un po’ ovunque. Continuo a correre, spostando lo sguardo dal pavimento davanti a me al paesaggio attorno a me, attenta a non inciampare in mattonelle fuori posto e a non pendermi nulla di ciò che mi circonda. 

Ad un certo punto il marciapiede si restringe davanti a delle strisce pedonali e mi fermo per far passare un papà e la sua piccola bimbetta. ‎Il papà mi guarda, mi sorride e dice qualcosa in khmer. Vede che non capisco, quindi unisce i palmi delle mani di fronte a sé e fa un lieve inchino. Questo sì che lo capisco, potere dei gesti! Ricambio l’inchino, sorrido e riprendo la corsa, grata per questo inizio di giornata così armonico e sereno.

Cristina Lussiana

Phnom Penh 3


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Ognuno corre come vuole, semplicemente, naturalmente. Semplicemente, naturalmente, Runlovers parla di cosa si parla quando si parla di corsa.

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