Come un fiume

Correre è una metafora della vita. Anche per un altro motivo.

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Sì, ti hanno detto che la corsa è la metafora della vita. O era la maratona? Beh, sempre di corsa si tratta.
Perché era la metafora della vita?
Perché alla fine sei solo tu.
Perché puoi contare solo sulle tue forze.
Perché non puoi dare la colpa a nessuno se fallisci.
Perché le vittorie sono solo tue.
Perché ti misuri solo con te stesso.

Ma c’è un altro motivo per il quale correre è come la vita. È banale, così scontato che non ci fai neanche caso. È addirittura più banale che nella vita stessa, tanto che vederci un parallelo con la corsa non è immediato.

Nella corsa puoi solo andare avanti

Puoi avere strategie di gara, puoi proiettare speranze e progetti nel futuro (immediato, nel caso della gara) ma alla fine puoi solo seguire la tua strada e andare avanti.
E lo fai in uno di quei rari momenti in cui vivi solo nel presente: concentrato a sentire il tuo corpo: lo sforzo, la fatica ma anche la gioia, la soddisfazione e la felicità. Ti senti perfettamente, in questo momento, nel presente.
Non a caso si dice che correre sia una forma di meditazione e la meditazione è essere presenti a se stessi in questo esatto momento.

“Andare avanti” significa anche non girarsi indietro: non puoi correre e guardarti alle spalle. Non puoi nemmeno pensare alla strada che hai fatto. Devi pensare a quella che hai di fronte, a quanto manca alla meta. Sapendo che la meta è solo il prossimo punto di partenza.

Un’altra metafora

Oggi ho corso lungo il fiume. Per arrivarci devo fare qualche chilometro. Più di qualche chilometro.
Correre lungo il fiume per me è sempre qualcosa di speciale. Perché quando corro lo vedo dall’alto e vedo la campagna giù, in basso.
Perché poi a un certo punto mi fermo e lo guardo. Mi piace molto guardare il fiume. È il mio ristoro di metà gara, anche se lo è solo visivamente. Mi piace capire quanto gli sono indifferente. Siamo così concentrati su noi stessi che sentire di essere perfettamente indifferenti a qualcosa ha un che di liberatorio. Quindi guardo il fiume che scorre e lui non mi vede. Sono importante come qualsiasi altro animale o come una pianta. Cioè niente, indifferente.
Respiro e lo guardo solo. Bisogna guardare il fiume quando si ha corso già un po’. Quei chilometri sono necessari per pulirsi un po’ la mente e arrivare più umili al cospetto del fiume. Correndo lascio la polvere di me stesso alle spalle.
Se correre è un ritorno alle origini, alla nostra natura, farlo lungo il fiume è ancora più magico: se vai controcorrente risali alla fonte, se segui la corrente vai nel verso della tua vita.

Poi ho capito perché mi piace tanto correre lungo il fiume e fermarmi a un certo punto e guardarlo scorrere: perché anche il fiume ha una direzione.
Anche il fiume procede sempre.
Anche il fiume non si gira mai indietro.
Anche il fiume a volte si avvita su se stesso: mulinella, vortica, s’impiglia nei rami e nei ponti.
Anche il fiume va sempre avanti però.
Il fiume è solo il fiume: è se stesso, adesso, nel presente.

Come quando corro e quando vivo: inciampo, cado, mi rialzo, cammino, zoppico, riprendo a correre.
L’importante è andare avanti, verso quello che hai di fronte.
Cos’è? Non lo so. Vado a scoprirlo.

(Photo credits Pierre Leverrier)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

10 COMMENTI

    • Grazie a te! Poesia o natura? Non so, era quello che pensavo correndo lungo i fiume. Bisognerebbe sempre farlo se se ne ha uno a disposizione.

  1. che dire? articoli così sulla corsa se ne trovano veramente pochi. complimenti!
    sei riuscito ad uscire dalla banalità (e non è semplice) scrivendo qualcosa di toccante.

    • Grazie Roberto! Non so se sono riuscito a non essere banale ma non era il mio intento (non esserlo) quindi forse c’è un altro insegnamento in tutto ciò: quando si dice ciò che si prova non si sbaglia mai. E si trovano sempre le orecchie giuste che ti ascoltano. Grazie ancora!

  2. bellissimo articolo! complimenti. “l’importante è andare avanti, verso quello che hai di fronte” NON SOLO NELLA CORSA…. reale la descrizione delle sensazioni che provoca guardare il fiume, ho vissuto sopra un fiume, so benissimo cosa vuol dire!

  3. entusiasmante l’articolo, fuori da ogni banalità, complimenti. Reale la descrizione delle sensazioni provocate nel “guardarlo scorrere”, ho vissuto sopra un fiume, so esattamente cosa vuol dire osservarlo. “l’importante è andare avanti, verso quello che hai di fronte” . NON SOLO NELLA CORSA!

    • Grazie Manola! Mi fa piacere che condividiamo le stesse sensazioni. Sì, solo chi ha corso lungo un fiume capisce cosa significa. Come correre in montagna o in città. Ci sono molte metafore là fuori, basta riuscire a vederle :)

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