Running in Angola – Un addio lungo 15 km

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Dopo averci portato a correre a Nairobi e in Madagascar, la nostra amica Cristina non riesce mica a stare ferma e oggi ci porta a correre in Angola. Noi continuiamo ad invidiarla. Almeno finché non ci porterà con lei. Per ora sognamo…

Luanda, Angola, Africa. Ore 18:30, 32 gradi, 80% di umidità. Be’… per lo meno sono in buona compagnia, guarda quanta gente c’é! Osservo la familiare mezzaluna del lungomare di Luanda:2,7km di asfalto e palme. Se potesse, suderebbe anche l’asfalto. Animo, poche storie, via!, si parte!
Conosco ogni singolo metro di questo percorso e conosco di vista almeno la metá degli altri runners, eppure questa corsa ha un sapore diverso. Perché? Perché é l’ultima. Tra 2 giorni lascerò definitivamente questo paese, a quasi 5 anni dal mio arrivo, e oggi mi sono allacciata le scarpe per salutare l’Angola a modo mio, correndo, con un allenamento di 15km in progressione. Sarà forse a causa dell’amaro retrogusto di despedida che sento, ma stavolta non ho proprio alcun stimolo ad accelerare il passo e non faccio alcun count-down per vedere quanti km mancano.
Voglio inoltre prendermi una piccola rivincita su queste lastre di asfalto che l’anno scorso mi hanno causato un brutto stiramento muscolare che mi ha privato del piacere di correre per 75 giorni, 18 ore, 7 minuti e 21 secondi (notare come la colpa ricada sulle lastre d’asfalto e non certo sulla mia falcata poco stabile!). Quindi un po’ per onorare la separazione da questa cittá e un po’ per orgoglio personale, assaporo tutti e 15 i km, uno dopo l’altro, e sento una strana stretta allo stomaco quando, felicemente stanca, li finisco.
Le mani sui fianchi, il busto inarcato, la testa rivolta in alto, il respiro affaticato; mi prendo 2 minuti per tornare alla normalità e giro la testa verso lo skyline di Luanda: grattacieli che spuntano come funghi… cavoli, quanto é cambiata! “Senti chi parla!”. E come dare torto a quella vocina da qualche parte dietro la testa? Non ci sono parole per riassumere tutto ciò che ho vissuto qua, ma la corsa é una buona metafora di questa lunga esperienza angolana. I primi passi un po’ incerti, mossi da una cieca consapevolezza: senti che devi andare lí, senti che la direzione é quella, ma non sai bene qual é la destinazione finale. Finché man mano che avanzi le cose si fanno piú chiare e capisci che, naturalmente, le gambe non potevano che portarti sulla tua strada, un passo dopo l’altro, proprio come nella corsa. E ancora, i piccoli cambiamenti a cui vai incontro man mano che avanzi non sono altro che scalini di una lunghissima scala chiamata vita. Ora ho corso 15km, oggi ho concluso 5 anni in Angola, ma si sa, mica é tutto qui. Domani mi aspettano altre sfide: tra 3 settimane devo arrivare a correre 21,097km e ho altro lavoro da fare in Kenya per i prossimi 2 anni. E così via, spostando l’asticella sempre un po’ più in là, perché “when you’re finished changing, you’re finished”.
Guardo ancora una volta la mezzaluna del lungomare e penso a quanto é stato bello, grazie, grazie infinite!, e mi giro, incamminandomi verso casa, immersa dentro a un totale senso di riconoscenza mischiato a tanta voglia di muovere le gambe su nuovi percorsi.

Cristina Lussiana

Angola2


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