L’egoismo buono

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Kilian Jornet dice che la proporzione perfetta per lui è “20/80”: il 20% del suo tempo lo passa con la gente, l’80% da solo. È questa la formula della felicità: così lui riesce ad essere equilibrato, a star bene con gli altri, a stare bene con se stesso.
Parliamo di un atleta eccezionale e anche in questo le sue misure sono singolari: la stragrande maggioranza dei runner (io, tu, noi tutti) non farà mai neanche lontanamente quello che lui è capace di fare, oltre a non poter dedicare l’80% del proprio tempo a correre o a scalare montagne.

Quello che è però interessante notare è altro: Kilian dice che l’equilibrio interiore per lui è dato da una proporzione e questa è fatta da “tempo con gli altri” e “tempo da solo”. O altruismo ed egoismo, se la vuoi vedere in altri termini. Se stai solo e sempre con gli altri non dai ascolto a te stesso e alle tue esigenze, se stai solo con te stesso rischi l’opposto, che è vivere nella tua grotta mentale, per citare Aldo Rock. Ascolti solo te stesso, ragioni e sragioni facendo rimbalzare i pensieri dentro la tua scatola cranica.

Come nella corsa ti misuri, anche nella vita lo fai e il tuo riscontro sono gli altri. Confrontandoti con gli altri, parlandoci, litigandoci pure capisci te stesso.

La formula magica

Alla fine non conta la proporzione che adotti ma conta solo che dia un risultato equilibrato, che ti faccia star bene. Per te potrebbe essere l’opposto: 80% del tempo con gli altri e 20 da solo. Curiosamente è anche la proporzione che molti di noi adottano: stiamo molto tempo in famiglia, al lavoro, a fare volontariato o a divertirci e poi passiamo una piccola parte della nostra giornata soli con noi stessi: a leggere, ad ascoltare musica, a dipingere, a riparare la bici, a cucinare.

A correre.

Non conta molto come usi questo tempo: conta per te, conta che ti piaccia come lo passi.
È importante che questo tempo solitario esista, è fondamentale essere egoisti ogni tanto, con metodo e costanza.
Perché poi “egoismo” è una definizione solo negativa che non descrive bene questo caso particolare: questo è un egoismo buono, che ti aiuta ad essere più socievole, più desideroso di stare con gli altri, più empatico con i loro bisogni.

Non c’è una formula magica ma solo una regola: l’equilibrio lo trovi così, bilanciando due fattori, ying e yang. Se non stai mai solo pensa che ti trascuri, se stai sempre solo trascuri gli altri e l’uomo è un animale sociale, ha bisogno di stare con gli altri (anche Kilian ha bisogno del suo 20%).

Correre è anche metaforicamente una fuga dagli altri, una rappresentazione del tuo bisogno di ritornare all’infanzia, al gioco, alla natura. Di ritornare a visitare il te stesso originario. Per tornare poi fra gli altri, standoci bene.

(Photo credits from Flickr by beyekind12another)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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